In questo periodo, con non poca fatica, più mentale che fisica, io e mio fratello abbiamo svuotato la casa in cui siamo cresciuti. È stato un po’ come fare l’ennesimo trasloco. Controllare e stracciare i vecchi documenti che non servono più e impacchettare gli altri. Valutare ogni oggetto, indumento e ricordo di famiglia. Lasciar andare, sia metaforicamente che fisicamente, cose appartenute a persone che hai amato e che non ci sono più. Non è stato facile, ma mio fratello è il re del decluttering e questa sua dote ci ha aiutati parecchio. Ho scelto alcune cose da portare via e le ho sistemate in vecchi scatoloni, che portano sui lati le scritte dei miei traslochi precedenti, quasi come fossero ferite di guerra.
Spostarsi in un posto nuovo, soprattutto se sei felice e convinta della scelta che stai compiendo, è emozionante, elettrizzante, inebriante (ve lo avevo detto che i nuovi inizi mi piacciono tantissimo, vale anche in questo caso). Impacchettare la tua vita precedente, per agevolarne il trasferimento nella casa nuova, lo è un po’ meno. I traslochi credo rientrino tra le cose più stressanti e ansiogene mai vissute dal genere umano (lo so che sto esagerando, lo so, ma qualche licenza devo pur prendermela).
A novembre 2022, nello stesso periodo in cui compravo nuovi gomitoli e iniziavo a lavorare all’uncinetto, mio marito mi ha concretamente proposto di cambiare città. Scrivo “concretamente” perché l’argomento “lasciamo Roma e trasferiamoci a Lucca” aveva già attraversato molte volte, negli anni, la nostra vita di coppia, ma fino a quel momento lo aveva fatto con la stessa forza di quel vento tiepido e tranquillo che fa muovere dolcemente le foglie degli alberi, senza disturbarli più di tanto. Dopo il Lucca Comics and Games 2022, invece, la faccenda si è fatta seria. Io e mio marito venivamo da un periodo che mi limiterò a definire pesante (sempre per il fatto che non mi sembra questo il luogo per usare termini più coloriti) e un cambio radicale era quello di cui avevamo bisogno. C’è anche da dire, e passatemi il luogo comune, che Roma non è più quella di una volta. Non voglio elencare i difetti di un luogo che mi ha accolta quando, a 18 anni, sono andata via di casa per iscrivermi all’università, che mi ha stupita con l’aria di elegante imponenza dei suoi monumenti, che mi ha messo a disposizione tutto ciò di cui avevo bisogno e che mi ha ospitata per quasi trent’anni, diventando la mia casa, il mio posto, il mio rifugio. Tutte le volte in cui ho osservato il suo profilo dall’alto, l’ho amata e mi sono sentita amata. Roma mi ha accettata per quello che ero e mi ha dato la possibilità di diventare chi volevo essere. Un rapporto così non si cancella all’improvviso, ma, come vi dicevo, la città è cambiata ed è diventata, almeno per me, poco vivibile. Così, quando ho capito che mio marito faceva sul serio, nonostante mi facesse parecchia paura un altro cambiamento in quel momento della mia vita in cui la maggior parte delle certezze non solo mi si sgretolavano davanti agli occhi, ma ero proprio io a prenderle a martellate, l’ho seguito. D’altronde, lui mi aveva seguito a capo chino su per ripide montagne e giù attraverso pozzi senza fondo, anzi, tante volte mi si era pure messo davanti per proteggermi sia dai pericoli che da me stessa.
Iniziano, quindi, prima una serie di serie conversazioni tra di noi, seguite da una serie di ancor più serie conversazioni con le nostre rispettive famiglie e poi, a un certo punto, cominciamo finalmente a cercare casa. Ora, cercare casa in un’altra città implica quel piccolo particolare che, ogni volta che vuoi vedere un immobile, devi fare un viaggio e, se è vero che Roma e Lucca non sono poi così distanti, ogni volta finiva che ci fermavamo per due o tre giorni e il viaggio si trasformava in vacanza. Trovare quella che adesso è la nostra casetta non è stato affatto semplice, ma credo fossimo destinati a lei, ne sono convinta perché, quando la mattina mi alzo molto presto, ancora mi emoziono mentre mi aggiro nella quiete del mio soggiorno, prima di accomodarmi sul divano per la mia sessione di uncinetto mattutina.
Una volta trovata casa e stabilita la data del trasloco, è iniziato il lungo rituale dell’impacchettamento delle nostre esistenze. Scatoloni, scatoloni, scatoloni. Pile di scatoloni. Che strano effetto fa, quando hai terminato di riporre tutte le tue cose e le osservi ammonticchiate le une sulle altre, senza poterle realmente vedere attraverso il cartone. E poi tutto è stress e giravolte e omini dei traslochi e qualche piatto che si rompe e tu ti ritrovi nella casa nuova, con gli stessi scatoloni, questa volta da svuotare. Ti prendi il tempo che ti serve, mentre scegli per le tue cose un nuovo posto, ti godi il momento, assapori il nuovo inizio e, dopo qualche giorno, ti ritrovi nuovamente con una pila di scatoloni, da “smontare” e riporre.
Giugno 2023
“Che ne dici? Questa volta li buttiamo? Io non ho intenzione di traslocare a breve”, mi chiede mio marito.
“Mettili sul soppalco, tra un mese inizia il trasloco tua madre e tra due trasloca mio fratello, li possiamo dare a loro”, gli rispondo io, mentre sento la gola stretta nella commozione e le labbra che si distendono in un sorriso di felicità.
Nello stesso anno in cui io e mio marito ci siamo spostati da Roma a Lucca, anche mia suocera ha fatto lo stesso. E mio fratello, che voleva rientrare in Italia, dopo 10 anni in Germania, si è unito alla carovana, assieme a mia cognata e ai loro due bambini. Ed è così che adesso ho il mio piccolo clan, la mia isola felice, un posto abbastanza sicuro da permettermi di spiccare il volo.
Lascia un commento