Dopo le premesse del primo articolo, sia io che voi abbiamo pensato, in questi giorni di mia assenza, che il blog fosse già arrivato alla sua prematura quanto naturale conclusione. E invece no! Ho avuto settordicimila (lo usate anche voi questo termine) cose delle quali occuparmi, alcune delle quali hanno lasciato degli strascichi nella mia quotidianità. Mi sono fatta prendere, come spesso mi accade, da tutto il resto e la scrittura è passata in secondo piano. Per quanto riguarda questo blog, oggi torno a scrivere con dei propositi diversi perché sto riprendendo anche gli altri miei progetti di scrittura. Diciamo, come avevo anticipato nel primo articolo che ho pubblicato, che sarei molto felice di riuscire a scrivere un pezzo a settimana.
Prima di questa pausa forzata, avevo iniziato il brano che state per leggere, solo che, per motivi di tempo, mi ero fermata a metà. Oggi sono riuscita a terminarlo.
Da quando ne ho memoria, il mio numero preferito è il 7. Sono nata nell’anno 1977, nel mese di settembre che, anticamente, era il settimo mese dell’anno. Oltre a ciò, quello che mi ha sempre affascinato moltissimo e che mi ha portata ad amare questo numero è stato osservare la tendenza della natura (o del mondo) a contare per sette. Ci sono le sette note musicali (do, re, mi, fa, sol, la, si) e anche le sette chiavi musicali (violino, soprano, mezzosoprano, contralto, tenore, baritono e basso). E chi non conosce i sette colori dell’arcobaleno (giallo, arancione, rosso, verde, blu, indaco e violetto)? Poi ci sono i sette chakra principali (Muladhara, Svadisthana, Manipura, Anatha, Vishudda, Anja, Sahasrara) e i sette strati dell’aura (eterica, emotiva, mentale, astrale, eterica matrice, causale e celestiale). Il tempo viene scandito in settimane che sono formate, per l’appunto, da sette giorni ed ho vissuto per quasi trent’anni a Roma, la città dei sette colli e dei sette re. Nella mitologia greca, le Pleiadi (ammasso di stelle della costellazione del Toro) sono conosciute e raffigurate come Le Sette Sorelle. Le stelle più luminose sia del Grande Carro o Orsa maggiore che del Piccolo Carro o Orsa Minore sono sette. E, per chi è nerd come me, non scordiamo le sette sfere del drago di Dragon Ball o le sette cicatrici sul petto di Kenshiro (questa cosa di Ken non è proprio farina del mio sacco, ma rischio il divorzio se non la scrivo). Facendo una rapida ricerca, ho scovato moltissimi altri 7: nella storia, nella geografia, nelle religioni, nell’arte e in tanti altri ambiti.
Tornando ai motivi per i quali amo il numero sette, uno dei più importanti è il compleanno di mio marito, che è nato il 7 ottobre. Anche per lui il 7 è colmo di significati e il numero della sua famiglia è il 37. Potrete capire cosa si è scatenato mettendo assieme noi due nello stesso calderone. Ci siamo messi insieme un sette di gennaio (e questo non è stato pianificato). Per il nostro settimo anniversario, mio marito mi ha chiesto di sposarlo (e questa invece è stata una sua precisa scelta dettata dalla congiunzione dei sette, oltre che dalla profondità del nostro amore e della maturità del nostro rapporto, certo, ma queste son quisquilie rispetto alla potenza di due sette assieme nella stessa ricorrenza). Credo che non farete fatica a credere che come data per il matrimonio abbiamo scelto il sette luglio (un altro doppio sette: sorpresa!). Quando dobbiamo scegliere una data, per qualcosa di importante, cerchiamo di fare in modo che ci sia almeno un sette di mezzo. È più forte di noi.
Però io lo so che voi vi starete chiedendo coma mai io non abbia nominato i sette che più tormentano le menti di adulti e bambini, quei sette che, quando provi a nominarli tutti, iniziano a scappare a destra e a manca, finché uno riesce a sfuggire all’elenco. Sì, son proprio loro: sto parlando dei sette nani di Biancaneve!
È un pomeriggio di aprile, sono in auto con mio fratello, mia cognata e i miei due nipoti. Stiamo chiacchierando tutti insieme, tra frasi che non c’entrano niente le une con le altre e risate fino alle lacrime. Seguendo un tortuoso filo di pensieri in movimento, arriviamo ai sette nani di Biancaneve.
«Lo sapete che per me è quasi impossibile ricordarli tutti in una volta. Non ci riesco mai, devo sempre fare una ricerca col cellulare, per capire chi mi sto scordando», dico io.
«Dai zia, provaci, vediamo se ci riesci. Dai Dai!», dice nipote piccolo.
«Dai dai, zia», rincara la dose nipota grande, mentre entrambi iniziano a ridere.
«Eolo, Mammolo, Pisolo, Dotto, Brontolo, Cucciolo e…», provo io con poco successo, quindi ricomincio, scegliendo un ordine diverso, «Brontolo, Eolo, Pisolo, Mammolo, Cucciolo, Dotto e…».
I bambini iniziano a ridere.
Mio fratello prova a partire con l’elenco ma ne manca uno anche a lui. Non sono certa che sia lo stesso che non riesco a ricordare io, ma, come vi dicevo, quei sette nomi corrono più veloci della mia memoria.
È la volta di mia cognata, anche lei ci prova, anche lei arriva a sei.
I bambini ridono più forte. Tentano anche loro, ma nessuno di noi riesce, dopo svariate prove, ad arrivare a sette. Mio fratello, che è una delle persone più divertenti che io conosca, se ne esce con un: «Lo so io, lo so io. È fruttolo!».
Iniziamo a ridere tutti.
Mia cognata guarda il marito che guida a fianco a lei e gli chiede «Perché non ortolo, allora?».
È l’inizio della fine. I nani diventano settanta e poi settecento: gelatolo, lasagnolo, divanolo, prugnolo, spigolo e chi più ne ha più ne metta! E ad ogni nuovo nome segue un altro scroscio di risa. Io ormai son piegata in due, mi manca l’aria e, per una volta, non è colpa dell’ansia, ma merito di un folle quarto d’ora.
Mi arriva l’illuminazione: «Ragazzi, è Gongolo. Ecco chi mi mancava! Vediamo se adesso riesco: Gongolo, Mammolo, Eolo, Pisolo, Dotto, Brontolo e Cucciolo!».
Partono applausi e congratulazioni tali da far concorrenza ai vincitori di medaglie olimpiche (il paragone, scusatemi, in questi giorni è d’obbligo). E così scopro non solo che il mio nano mancante è Gongolo, ma anche che, se parto da lui, riesco a dirli tutti, senza perdermene nessuno per strada.
Passa qualche giorno e mia cognata viene a trovarmi con i bambini, che iniziano a ridere non appena mettono piede in casa.
«Zia, tieni, questo è per te», dice nipota grande, passandomi un involto di carta bianca.
«Aprilo, zia. Dai!», aggiunge nipote piccolo, sempre ridendo.
«Non potevamo non prenderlo», fa eco mia cognata, sorridendo.
Nel pacchetto trovo un piatto quadrato. Sullo sfondo a righe bianche e viola, c’è il faccione sorridente di Gongolo, fiancheggiato dal nome.
«Così non te lo scordi più», dicono i bambini in coro.
Ora quel piatto vive nella mia cucina, sopra la friggitrice ad aria. È un comodissimo poggia mestoli, ma il motivo per cui mi piace così tanto è perché mi ricorda un meraviglioso pomeriggio di divertimento e risate (e anche perché così so dire tutti i nomi dei sette nani di Biancaneve, senza perdermene nessuno!). E a voi chi dei sette scappa, quando provate ad elencarli?
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